Database in formato MySQL ed Excel delle province, comuni con coordinate geografiche, CAP, prefissi telefonici e città  italiane – Aggiornato

Scarica il database aggironato dei comuni geolocalizzati, cap, regioni , prefissi telefonici e dati ISTAT italiani

Benvenuti nella pagina di download del database dei comuni italiani, costantemente aggiornato.
Riporta le maggiori informazioni su comuni italiani quali: le regioni, le province, le città  e relative posizioni geografiche geolocalizzate (latitudine e longitudine), i cap, i cap multipli (min e max) per grandi città , i prefissi telefonici, le superfici territoriali e altre informazioni statistiche ISTAT sugli abitanti.

VERSIONE 3.4 : DATABASE AGGIORNATO AL 30 MARZO 2016

Il database viene fornito in due comodi formati, per ogni necessità :

  • File di import per database MYSQL in formato .sql
  • File Microsoft Excel in formato .xlsx
  • [su richiesta disponibili altri formati]

All’interno del database troverete una struttura a tabelle:

  • Tabella delle regioni italiane
  • Tabella delle province italiane
  • Tabella delle città  italiane
  • Tabella delle città metropolitane
  • Tabella delle informazioni (abitanti, patrono, data patrono)
  • Tabella delle coordinate geografiche delle città  (se scelto)

Tutte le tabelle sono corredate di identificativo univoco della riga in modo da poter eseguire query e richieste incrociate. Nello specifico vengono fornite le seguenti informazioni per ogni tabella.

Di seguito tutte le caratteristice del database.

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Ecco perchè ho smesso di fare siti web

Inizia ad essere differente
La differenza si nota

Siamo sinceri, oggi realizzare un sito web è molto semplice. Esistono sistemi per poterli realizzare gratuitamente, esistono marketplace per l’acquisto di temi, esistono community per sviluppatori che risolvono problematiche in men che non si dica ed esistono risorse gratuite potentissime (qualcuno a detto WordPress?). Le procedure di realizzazione si sono standardizzate, il mercato si adatta ogni anno alle mode del momento (avete bisbigliato la parola “one-page” per caso?), i framework sono armai potensissimi e già pronti (Bootstrap?). Ormai tutto è “a prova di stupido” e “già pronto”, bisogna solo assemblare.

Personalmente, come programmatore, negli ultimi tempi ho sentito il bisogno di mettere la mia esperienza al servizio di qualcosa di diverso, non più nella realizzazione di siti web (quelli che mi conoscono sanno che li chiamo “del rosticciere sotto casa”) con obiettivi fini a se stessi, ma in progetti ben più importanti, impegnativi e soprattutto con grandi obiettivi.

Preferisco lasciare la realizzazione di siti da 5 pagine a chi ne ha più bisogno di me, al ragazzino sotto casa che arrotonda il weekend, al cugino del mio amico oppure alle agenzie strutturate che devono “fare cassa” portandosi a casa il prossimo cliente numerato da riempire con belle parole e poca sostanza.

Ho scelto ed imparato a dedicarmi a progetti più ambiziosi, a strutture web complesse e che hanno obiettivi importanti, belli e che soddisfano sia me che il committente. Ho smesso di lavorare su siti web, ho iniziato a lavorare su progetti online. Anche i miei clienti hanno iniziato a lavorare così.

Oggi quando il telefono squilla è perchè hanno bisogno di me, non io di loro. Oggi gli incontri con il cliente si fanno con l’obiettivo comune di raggiungere obiettivi, non di chiedere lo sconto. Oggi i progetti sono fatti di infrastrutture, scalabilità nel medio termine, investimenti marketing, visibilità integrata, web applications, cyber security e gestione del rischio (immagine, informatico, aziendale…).

Oggi è anche fatto di condivisione, di idee, di startup e di agile development.

Oggi, non per ultimo, è fatto di stima reciproca, di obiettivi comuni, di team building e di strette di mano.

Ho smesso di fare siti web: sono più soddisfatto e sono più felice.
Perchè tornare indietro?

Le 16 cose che ho imparato lanciando una startup web

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Prima o poi doveva capitare: anche io ho lanciato una startup, web.
Panico!
Invece no. E’ una esperienza bellissima, solo all’inizio, ma comunque ricca di sfide, passione e notti insonni. A dispetto di come vada il risultato, è una attività altamente formativa, intensa e comunque appagante… senza però dimenticare che si tratta pur sempre di “fare impresa” e non di “giocare a fare lo startupparo”.

Mi sono permesso quindi di scrivere alcuni spunti di riflessione che spero possano servire a chiunque abbia idea di avviare un’attività (sia online che offline). Sono piccole cose, forse trite e ritrite, ma che riassumono il mio approccio e la mia esperienza in questo ambito.

  • Produci un MVP appena puoi: il tempo che perdi senza avere qualcosa da far provare lo ha già impegnato meglio qualcun’altro;
  • Adotta uno sviluppo lean e agile: lascia stare HTML scritto bene, funzionalità che forse userai o errori che nessuno vedrà;
  • Diventa il primo utilizzatore del tuo servizio: se nemmeno tu usi il tuo servizio, perchè dovrebbe farlo qualcun’altro?
  • Presentalo a chiunque: non sai mai in quale persona si nasconda il tuo prossimo investitore, nel dubbi dillo a tutti;
  • I primi utenti sono tester: analizza il comportamento dei primi utenti e correggi gli errori che loro riscontrano;
  • Quello che pensi tu non è quello che pensa il tuo utente: non perdere tempo in quello che pensi non vada bene, chiedilo;
  • Non investire tutto subito, in tutto: scegli un solo strumento pubblicitario in cui investire e monitoralo, poi passa al prossimo;
  • Non scartare a priori una possibilità: quello che pensi tu non è quello che pensa il mercato;
  • Il tuo servizio non serve a chiunque: convivi con il fatto che a qualcuno non servirà;
  • Il tuo servizio non piacerà a tutti: convivi con il fatto che a qualcuno non piacerà;
  • Partecipa ad incontri in cui puoi trovare interessati: se non esci dall’ufficio non potrai mostrare il tuo entusiasmo;
  • Alcuni utenti sono stupidi: non c’è molto da dire, alcuni veramente non ci arrivano, non farci caso;
  • Piccoli cambiamenti ogni giorno sono meglio di grandi cambiamenti ogni tanto: dopotutto Facebook insegna;
  • Gli utenti passivi possono essere una risorsa: il fatto che non interagiscano non significa che siano persi;
  • Creati una lista di funzionalità da implementare in futuro: ti serviranno per non perdere la bussola;
  • Il business model non è indispensabile all’inizio, lo è subito dopo: senza un modello di guadagno, non guadagni;
  • Quello che leggi in giro per la rete non è sempre vero: tant’è che questi punti sono 17, non 16;

Sul perchè le “skills bar” sono una stupidaggine

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Negli ultimi tempi è giunto alla ribalta un nuovo approccio di comunicare online le proprie abilità: si tratta di quelle che prendono il nome di “skills bar“, simpatiche barrette colorate e numerate in percentuale che mostrano il livello di una propria capacità specifica rispetto ad un altra (esempio nell’immagine qui sopra).

Questo tipo di visualizzazione viene usato spesso per portfoli personali (freelance) oppure per giovani startup o agenzie web.

La caratteristica principale di questo strumento è ovviamente quello di mettere in un’unica soluzione grafica la lista delle proprie capacità (di sviluppo, grafiche, vendita, etc). Fin qui nulla di male, potrebbe bastare un elenco puntato e, perchè no, i nomi dei software o applicativi più utilizzati.

Quello che fa la differenza invece è che questo strumento mostra anche un numero percentuale (scelto dal creatore ovviamente) della propria capacità specifica in quella abilità. Se da un lato questo tipo di aspetto può essere interessante, dall’altro è totalmente inutile e controproducente.

Innanzitutto sarebbe necessario perlomeno spiegare cosa vuol dire conoscre un argomento al 100%. Significa forse che avere le abilità di Steve Jobs nello sviluppo commerciale? Significa forse avere le competenze in architettura di Renzo Piano? Significa essere geni della programmazione alla Linus Torvalds? Purtroppo non è dato saperlo.

L’altro elemento discutibile è l’utilità a livello di immagine di questo tipo di soluzione. Mostrare che si conosce all’80% PHP, mentre al 30% i CSS in HTML dovrebbe forse aiutare un cliente a scegliere noi invece che qualcun’altro? Fermo restando il fatto che il cliente sappia cosa sia PHP o cosa sono i CSS.

La cosa migliore in un portfolio, oltre alla propria descrizione (magari con un po di creatività e humor), è il riuscire a mettere in bella vista le proprie esperienze, i lavori per i clienti ed i progetti personali. Chi ci contatta vuol vedere (o “toccare con mano”) quello che sappiamo fare, non quello che diciamo di sapere fare. Molto differente.

Togliete tutte le skills bar che avete nei vostri portfoli, e’ un consiglio!

Perchè il coworking

coworkingstockSiamo nel 2015, sono passati molti anni dal giorno in cui il termine coworking è stato coniato e altri dal giorno in cui anche in Italia si è iniziato a concepire questo nuovo modo di lavorare.

Questo post non vuole essere uno dei soliti post che parlando di coworking, di quanto è un nuovo modo di condividere il lavoro, di quanto fa bene al professionista che lo sfrutta.
Questo post vuole parlare del perchè tutti dovremmo pensare di sviluppare il proprio business in coworking, da subito. Ed è più facile di quanto sembra.

Se da una parte sappiamo benissimo quali sono i benefici di frequentare uno spazio di coworking (dobbiamo ancora ripeterli?), dall’altra difficilmente ci si chiede se quello “spazio” potremmo svilupparlo noi stessi.

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