Le 16 cose che ho imparato lanciando una startup web

star

Prima o poi doveva capitare: anche io ho lanciato una startup, web.
Panico!
Invece no. E’ una esperienza bellissima, solo all’inizio, ma comunque ricca di sfide, passione e notti insonni. A dispetto di come vada il risultato, è una attività altamente formativa, intensa e comunque appagante… senza però dimenticare che si tratta pur sempre di “fare impresa” e non di “giocare a fare lo startupparo”.

Mi sono permesso quindi di scrivere alcuni spunti di riflessione che spero possano servire a chiunque abbia idea di avviare un’attività (sia online che offline). Sono piccole cose, forse trite e ritrite, ma che riassumono il mio approccio e la mia esperienza in questo ambito.

  • Produci un MVP appena puoi: il tempo che perdi senza avere qualcosa da far provare lo ha già impegnato meglio qualcun’altro;
  • Adotta uno sviluppo lean e agile: lascia stare HTML scritto bene, funzionalità che forse userai o errori che nessuno vedrà;
  • Diventa il primo utilizzatore del tuo servizio: se nemmeno tu usi il tuo servizio, perchè dovrebbe farlo qualcun’altro?
  • Presentalo a chiunque: non sai mai in quale persona si nasconda il tuo prossimo investitore, nel dubbi dillo a tutti;
  • I primi utenti sono tester: analizza il comportamento dei primi utenti e correggi gli errori che loro riscontrano;
  • Quello che pensi tu non è quello che pensa il tuo utente: non perdere tempo in quello che pensi non vada bene, chiedilo;
  • Non investire tutto subito, in tutto: scegli un solo strumento pubblicitario in cui investire e monitoralo, poi passa al prossimo;
  • Non scartare a priori una possibilità: quello che pensi tu non è quello che pensa il mercato;
  • Il tuo servizio non serve a chiunque: convivi con il fatto che a qualcuno non servirà;
  • Il tuo servizio non piacerà a tutti: convivi con il fatto che a qualcuno non piacerà;
  • Partecipa ad incontri in cui puoi trovare interessati: se non esci dall’ufficio non potrai mostrare il tuo entusiasmo;
  • Alcuni utenti sono stupidi: non c’è molto da dire, alcuni veramente non ci arrivano, non farci caso;
  • Piccoli cambiamenti ogni giorno sono meglio di grandi cambiamenti ogni tanto: dopotutto Facebook insegna;
  • Gli utenti passivi possono essere una risorsa: il fatto che non interagiscano non significa che siano persi;
  • Creati una lista di funzionalità da implementare in futuro: ti serviranno per non perdere la bussola;
  • Il business model non è indispensabile all’inizio, lo è subito dopo: senza un modello di guadagno, non guadagni;
  • Quello che leggi in giro per la rete non è sempre vero: tant’è che questi punti sono 17, non 16;

Sul perchè le “skills bar” sono una stupidaggine

progress-bar-1024x683

Negli ultimi tempi è giunto alla ribalta un nuovo approccio di comunicare online le proprie abilità: si tratta di quelle che prendono il nome di “skills bar“, simpatiche barrette colorate e numerate in percentuale che mostrano il livello di una propria capacità specifica rispetto ad un altra (esempio nell’immagine qui sopra).

Questo tipo di visualizzazione viene usato spesso per portfoli personali (freelance) oppure per giovani startup o agenzie web.

La caratteristica principale di questo strumento è ovviamente quello di mettere in un’unica soluzione grafica la lista delle proprie capacità (di sviluppo, grafiche, vendita, etc). Fin qui nulla di male, potrebbe bastare un elenco puntato e, perchè no, i nomi dei software o applicativi più utilizzati.

Quello che fa la differenza invece è che questo strumento mostra anche un numero percentuale (scelto dal creatore ovviamente) della propria capacità specifica in quella abilità. Se da un lato questo tipo di aspetto può essere interessante, dall’altro è totalmente inutile e controproducente.

Innanzitutto sarebbe necessario perlomeno spiegare cosa vuol dire conoscre un argomento al 100%. Significa forse che avere le abilità di Steve Jobs nello sviluppo commerciale? Significa forse avere le competenze in architettura di Renzo Piano? Significa essere geni della programmazione alla Linus Torvalds? Purtroppo non è dato saperlo.

L’altro elemento discutibile è l’utilità a livello di immagine di questo tipo di soluzione. Mostrare che si conosce all’80% PHP, mentre al 30% i CSS in HTML dovrebbe forse aiutare un cliente a scegliere noi invece che qualcun’altro? Fermo restando il fatto che il cliente sappia cosa sia PHP o cosa sono i CSS.

La cosa migliore in un portfolio, oltre alla propria descrizione (magari con un po di creatività e humor), è il riuscire a mettere in bella vista le proprie esperienze, i lavori per i clienti ed i progetti personali. Chi ci contatta vuol vedere (o “toccare con mano”) quello che sappiamo fare, non quello che diciamo di sapere fare. Molto differente.

Togliete tutte le skills bar che avete nei vostri portfoli, e’ un consiglio!

Perchè il coworking

coworkingstockSiamo nel 2015, sono passati molti anni dal giorno in cui il termine coworking è stato coniato e altri dal giorno in cui anche in Italia si è iniziato a concepire questo nuovo modo di lavorare.

Questo post non vuole essere uno dei soliti post che parlando di coworking, di quanto è un nuovo modo di condividere il lavoro, di quanto fa bene al professionista che lo sfrutta.
Questo post vuole parlare del perchè tutti dovremmo pensare di sviluppare il proprio business in coworking, da subito. Ed è più facile di quanto sembra.

Se da una parte sappiamo benissimo quali sono i benefici di frequentare uno spazio di coworking (dobbiamo ancora ripeterli?), dall’altra difficilmente ci si chiede se quello “spazio” potremmo svilupparlo noi stessi.

(altro…)

Backup semplice e veloce con Bvckup 2

Sono sempre alla ricerca di software utili alla produttività quotidiana.
Uno dei problemi principali che ho avuto da sempre è quello dei backup. Nel tempo ho cambiato diversi approcci e diversi software: sono passato da software che eseguono immagini di interi disci fino a software evoluti di gestione e programmazione backup. Con l’avvento del cloud ed i numerosi GB disponibili hanno cambiato la carte in tavola al mio approccio.

Oggi eseguo backup dei miei dati su uno disco interno, un disco esterno e sul cloud (la mia scelta è ricaduta su un piano Business di Dropbox).
Con questo tipo di approccio la programmazione dei backup e di quali cartelle eseguire la copia è diventata importante. Qualche tempo fa mi sono imbattuto in Bvckup 2 che potete trovare qui.

 

Bvckup 2 - 01 - Main window

 

Quando si vede per la prima volta questo software si rischia di rimanere perplessi in quanto l’interfaccia sembra essere davvero troppo semplice per poter essere considerato un software di backup all’altezza di altri più famosi. Subito dopo si rimane stupiti di quanto invece l’interfaccia sia be sviluppata e le funzionalità numerose.

C’è tutto quello che serve: programmazione oraria, scelta delle esclusioni, attività di pre e post copia, ridenominazione, shadow-copy, report email, supporto 64bit, snapshots e molte altre opzioni.

Una delle funzionalità più importanti però è quella che viene chiamata Delta-Copy sviluppata in modo accellente dal team svizzero di Pipemetrics (si, sono svizzeri).

delta-copying-large-on-white

 

In sostanza questa tecnica permette di copiare ed aggiornare solo le parti di file realmente modificate dall’ultimo backup eseguito risparmiando una quantitià notevole di tempo (sopratutto se parliamo di molti files). Questo tipo di approccio risulta ottimo se si sta eseguendo una copia sul cloud (nel mio caso Dropbox) in quanto i files trasferiti (e la banda usata) si riducono sensibilmente.

Ad oggi è il miglior software di backup che abbia mai usato: interfaccia ultra-semplice, velocità estrema con delta-copy e precisione… ovviamente svizzera.

Se volete provarlo, sul sito trovate una versione free per 2 settimane, qui.

Il web visto come rischio

il-web-visto-come-rischio

Da sempre il web viene visto come una opportunità per le aziende (ma non solo) di avvicinarsi ai potenziali clienti. Negli ultimi anni, con il nascere dei social networks e delle informazioni sempre più in tempo reale, il muro tra azienda e cliente si è fatta sempre più sottile permettendo un approccio più informale. Se da una parte questo è sicuramente un aspetto positivo, dall’altra espone l’azienda ad una serie di rischi che sono sicuramente sottovalutati ma spesso sono del tutto ignoti e non considerati.

Vedere il web, con tutti i suoi strumenti, e l’information technology sotto l’aspetto del rischio è oggi fondamentale per comprendere come oggi il digitale deve avere una rilevanza strategica per una azienda che vuole innovare.

Di seguito 5 rischi che mi piace individuare all’interno delle strategie web e negli strumenti dell’information tecnology.

(altro…)