Vorrei affrontare in questo breve post un argomento che va oltre quelli trattati fino ad ora, puramente di start-up, branding o tecnici.
Vorrei affrontare l’argomeno del “farsi pagare” che conclude, di fatto, la prestazione di un libero professionista (per esempio un web designer, un programmatore, un seo o un grafico) verso il cliente.
In sostanza sappiamo benissimo che il pagamento a fronte di un lavoro autonomo avviene tramite il recapito di una fattura al committente. Fin qui nulla di nuovo, la parte preoccupante riguarda le tempistiche con cui questo pagamento avviene effettivamente (e aggiungerei “se avviene”).
Il lavoratore freelance, una volta inviata la richiesta di pagamento sul lavoro finito, si trova ad oggi in balia di tempi biblici, assurdi e in molti casi fuori dalla legge.

L’istituto Intrum Justitia ha pubblicato un bollettino che riassume una ricerca effettuata sui tempi di pagamento medi europei. L’Italia è risultata al secondo posto in tutte le aree evidenziate con uno sforamento del pagamento a livello contrattuale di circa il 33%; in buona sostanza se emettete fattura con la richiesta di pagamento a 60 giorni, indicativamente ve la pagheranno a 90.
Purtroppo questo evidenzia come il freelance, ed in generale il lavoratore autonomo siano, equiparati dai clienti stessi ad un fornitore di prodotti/servizi come fosse una azienda/società la quale ha però sistemi amministrativi e fiscali ben diversi.

Cosa può dunque fare il lavoratore autonomo per farsi pagare con i giusti tempi senza dover mandare solleciti o sollevare situazioni “scomode”?

Una soluzione esiste e si chiama “D.Lgs n.231, del 9 ottobre 2002” che trovate qui (leggetela perchè potrebbe interessarvi). In buona sostanza l’articolo 4 di tale decreto legislativo afferma che:

“Se il termine per il pagamento non è stabilito nel contratto, gli interessi decorrono, automaticamente, senza che sia necessaria la costituzione in mora, alla scadenza del seguente termine legale:
a) trenta giorni dalla data di ricevimento della fattura da parte del debitore o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente;
b) trenta giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla data di prestazione dei servizi, quando non è certa la data di ricevimento della fattura o della richiesta equivalente di pagamento;
c) trenta giorni dalla data di ricevimento delle merci o dalla prestazione dei servizi, quando la data in cui il debitore riceve la fattura o la richiesta equivalente di pagamento è anteriore a quella del ricevimento delle merci o della prestazione dei servizi;
d) trenta giorni dalla data dell’accettazione o della verifica eventualmente previste dalla legge o dal contratto ai fini dell’accertamento della conformità della merce o dei servizi alle previsioni contrattuali, qualora il debitore riceva la fattura o la richiesta equivalente di pagamento in epoca non successiva a tale data.”

La legge risulta quindi molto chiara: in mancanza di altre tipologie di contratto il pagamento di una prestazione di un libero professionista deve avvenire entro 30 giorni dalla data di ricevimento della fattura oppure dopo 30 giorni dalla data di chiusura della prestazione. Da quella data in poi, inoltre, maturano gli interessi.

Da oggi, in pratica, cosa può fare il libero professionista?

Le strade sono sostanzialmente due :

  • Citare nel preventivo iniziale il decreto in oggetto e chiarire senza mezzi termini che il pagamento deve avvenire entro e non oltre 30 giorni
  • Non citare consapevolmente il decreto e al trentunesimo giorno di NON avvenuto pagamento “rinfrescare” la memoria al committente.

 

A voi la scelta!

 

  • simona

    Ciao Daniele, complimenti per l’argomento affrontato, questa purtroppo è una piaga molto sentita e mai abbastanza dibattuta. Personalmente ho riscontrato che talvolta bastano un paio di accorgimenti per evitare l’80% delle rogne: intanto parlare sempre in modo molto chiaro e deciso dei termini di pagamento e poi stabilire sempre prima dell’inizio dei lavori le tempistiche che soddisfino entrambe le parti. Certo che, ci sono situazioni un pò più critiche in cui avvalersi di un decreto può fare la differenza, grazie per la dritta!

  • Duff

    Grazie per il tuo commento Simona.
    Oltre a quello che dici secondo me fa gran parte del lavoro il modo in cui ci si presenta, sia in termini di abbigliamento e sia di atteggiamento. Se ci mostriamo sicuri, mostriamo di sapere il fatto nostro e, in una parola sola, siamo professionali, beh, le cose si faranno sicuramente più semplici!

    Buon lavoro
    Ciao

  • Carol

    Buon giorno,
    perchè anch’io mi sento così chiamata in causa su questo argomento? ebbene, prima di creare una srl, sono stata per anni una libera professionista e anche ora faccio un’attività particolare che i più non conoscono. Concordo con Simona e sicuramente le info sul decredo 231 ci aiutano, ma volevo precisare che tale decreto si occupa specificatamente del rischio di reato e come prevenirlo in azienda, impostando procedure e controlli atti a prevenire reati sia da parte del personale dipendente che dei dirigenti. e’ vero ci sono compresi anche i pagamenti, ma l’applicazione della 231 prevede ben più approfonditi passaggi e non si limita di certo a quello del pagamento. La strada migliore, secondo me, è sempre quella dell’accordo preventivo, chiarendo i termini e mettendoli nel contratto. Applicare il tasso d’interesse per ritardato pagamento è abbastanza in salita e a volte anche contro producente, dipende poi sempre da chi ci troviamo di fronte. Ritengo anche che il libero professionista, in quanto tale, abbia l’opzione della scelta e quindi a monte dovrebbe valutare bene con chi decide di operare, anche se le sorprese non mancano mai! In definitiva il ritardato pagamento fa anche parte del rischio d’impresa e quindi occorre sempre metterlo in conto: da buon risk manager mi viene da dire che la strada migliore puo’ essere effettivamente quella della prevenzione e della riduzione del rischio, adottando accorgimenti come l’anticipo di una percentuale sul totale del lavoro concordato, una o due tranches intermedie, di modo che a lavoro ultimato ci sia solo il saldo, che però rappresenterebbe così solo una piccola parte del totale della fattura.
    Riflessione comunque doverosa, questa dei pagamenti, soprattutto in questo delicato momento di mercato, dove poi tutti usano la crisi come scusa per non pagara o per ritardare i pagamenti. Facciamo attenzione a scegliere bene con chi decidiamo di lavorare e comunque concordiamo anche con lo il tutto con attenzione.
    buona giornata.

  • Duff

    Ciao Carol, la tua è una precisazione doverosa e come sempre puntuale. Ho discusso anche su Twitter di questo argomento ed il risultato è stato che deve sempre e comunque prevalere il buon senso e il rispetto. Sono dell’idea, come già detto precedentemente, che una carta professionalità e un certo rispetto si ottengono nel tempo, grazie a come si lavora, a come ci si pone e come si opera. Questa è forse la carta vincente per ottenere (ed esigere) il compenso dovuto, senza scomodare la legge.
    Sei poi la situazione "scomoda" salta fuori, beh, una volta ottenuto il compenso con le maniere forti il cliente in questione possiamo anche perderlo, no?!? Smile

    Ad ogni modo didi bene, facciamo attenzione a scegliere bene con chi decidiamo di lavorare! Questo deve essere da monito.

    Grazie, ciao