Diciamo le cose come stanno: la gente non lo fa…il proprio Personal Branding.
Il problema sta però nella domanda successiva: perchè?

Il problema è legato principalmente al retaggio del passato, quello che tutti si ricordano agli albori di Internet, quello fatto di “nickname”, di forum, di blog scritti come diario personale…l’Internet fatto di anonimato.
E’ necessario cambiare rotta in quanto gli strumenti a disposizione del navigatore sono cambiati ed hanno messo in gioco meccaniche e strategie completamente diverse.
Inoltre Internet stesso è diventato attivo e non più passivo, come un tempo. Oggi ognuno di noi può creare la sua parte di Internet con la propria esperienza, la propria professionalità o i propri interessi e non è solo una mera ricerca di informazioni scritte da altri (come qualche anno fa poteva sembrare).

Se ognuno di noi capisse questo e costruisse intorno alla propria figura sul web un ecosistema di interesse, di informazioni, di condivisione il web sarebbe sicuramente migliore rispetto ad oggi (anche se ha fatto passi da gigante).
Per farlo è necessario lavarsi di dosso l’anonimato e metterci la faccia, il nome, senza più nascondersi dietro a commenti firmati “anonimo” oppure “ghrb84”.
Ma questo non basta.

Deve esserci un senso di appartenenza alla rete, un senso che porti a farne parte attivamente, per farla crescere. E’ necessario capire quanto dietro al web ci siano le persone e non viceversa.
Questo deve portare tutti noi ad un “livello superiore” in cui, accanto alla frivolezza di commenti o immagini divertenti, ci sia anche la voglia di fare e farsi notare, sia a livello personale ma anche a livello di gruppo.

Il primo passo è sicuramente quello di costruire una immagine congrua non solo tra gli account e le presenze web ma sopratutto congrua a quella della vita offline.
Il secondo è quello di dire la propria.
Il terzo verrà da sè.

 

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