Alla domanda “Cosa è un portfolio?”, mi piace riportare una definizione di Enzo Gabriele Leanza.
“A livello professionale per portfolio s’intende una raccolta di immagini che dia una visione generale e non sequenziale delle proprie capacità lavorative da mostrare ai potenziali clienti.
A livello artistico per portfolio s’intende, invece, una raccolta di immagini, numericamente limitata, atta a mettere in successione una sequenza di immagini strettamente concatenate, ognuna densa di significato, il cui accostamento alla precedente ed alla successiva, determini un arricchimento in comunicazione e possibilità di narrazione di un fatto, di una sensazione o di un’idea creativa.”

Per spiegarne la sua realizzazione riporto invece alcune importanti note di Cristina Paglionico.

1. Per fare un portfolio serve innanzitutto un’idea. Non importa che sia un’idea complessa, però deve essere l’idea di qualcosa che sentiamo fortemente di volere esporre, per trasmettere una nostra conoscenza o un’emozione a chi guarderà il lavoro.

2. Se per rappresentare compiutamente l’idea basta una sola fotografia, allora non serve predisporsi a realizzare un portfolio. La fotografia singola mantiene tutta la sua dignità, la sua forza evocativa il suo essere trasmissione di saperi e di intenzioni. Tuttavia a volte quello che sentiamo, o quello che vediamo, e quindi interpretiamo, è più complesso e ricco di sfaccettature. Allora serve impostare un discorso approfondito per il quale occorrono più immagini.

3. Il tempo dello scatto e il tempo della realizzazione del portfolio sono assai diversi. Durante lo scatto cerchiamo di dare corpo a una soluzione narrativa, o evocativa che abbiamo in mente ma non abbiamo ancora del tutto metabolizzato. Solo durante la composizione del portfolio si renderà evidente il risultato del nostro sforzo: a volte sarà perfettamente allineato con il progetto preliminare, a volte sarà diverso, ma non meno incisivo. A volte, invece, risulterà inefficace e ripetitivo, tanto da dover rivedere le scelte tecniche di ripresa oppure quelle narrative.

4. Con l’utilizzo del portfolio abbiamo a disposizione strumenti che nell’uso dell’immagine singola non sono utilizzabili: possiamo rappresentare l’idea del tempo che scorre, definire un ambiente con maggiore dettaglio, descrivere diversi aspetti di una vicenda, di un personaggio, di una realtà. Possiamo utilizzare l’effetto persistenza, organizzare il ritmo dell’esposizione, dare maggiore rilevanza al fatto che una scelta tecnica utilizzata sia parte integrante del sistema di narrazione. Insomma abbiamo per le mani uno strumento articolato e flessibile, la cui potenzialità è enorme e sta a noi individuare come utilizzarla in tutta la sua forza.

5. La sintesi è il cuore di ogni operazione di successo. La sintesi non significa brevità. Significa scelta ragionata di tutto quanto è essenziale e scarto di tutto quanto è sovrabbondante e ripetitivo. Ogni immagine deve dare un’informazione in più rispetto a quella precedente, deve aprire una nuova porta, promuovere una intuizione, completare il discorso avviato con altre indicazioni che guidino il lettore verso il bersaglio che ci proponiamo.

6. Ogni sistema di narrazione ha le sue peculiarità: nessuno è uguale ad un altro. La poesia prosegue per evocazioni e accostamenti inusuali mentre descrive qualcosa che vuole dire qualche cosa d’altro. Il romanzo storico vive della precisione della descrizione, della fedeltà e dell’attendibilità dell’autore. Il racconto vive della scioltezza di linguaggio, della presa sull’azione (mentale o materiale che sia). L’incisività è data dalla chiarezza d’intenti e dalla proprietà del linguaggio. L’interesse per l’argomento scelto deve essere costruito con attenzione: originalità, necessità espressiva, particolarità dell’evento, documentazione….. Così è anche per il portfolio: ogni immagine è una frase che deve collegarsi alle altre, in una soluzione che dia continuità all’espressione o che faccia della discontinuità lo spirito stesso della narrazione.

7. Le pubblicità sono oramai dei portfolio complessi, fatti di immagini in movimento per lo più. Alcuni, tuttavia utilizzando un linguaggio molto fotografico. Sono prodotti caratterizzati da una grande incisività delle storie, che esprimono la loro capacità espositiva nella massima sintesi. Guardare la pubblicità è un buon esercizio per la narrazione. Attenzione però: dobbiamo guardare e smontare il giocattolo per comprendere le tecniche utilizzate senza farci fagocitare e incantare dalla tecnica e dal mestiere dei pubblicitari.

8. L’aiuto di terzi è essenziale. C’è una difficoltà oggettiva nel scegliere le proprie fotografie, soprattutto quando cerchiamo di fare un portfolio. E’ fondamentale il confronto: serve a verificare che i nostri significati siano passati dalla nostra mente all’immagine, senza rimanere ingabbiati nelle intenzioni. Solo qualcuno che non abbia partecipato al processo creativo può aiutarci a capire la riuscita della comunicazione.

9. La fotografia non può esprimere qualsiasi cosa. Viviamo in un mondo in cui la comunicazione e l’informazione viaggiano per canali differenti e complementari (video, scrittura, pittura, scultura, musica, fotografia, letteratura, etc…) La realtà è talmente complessa che a volte un solo linguaggio non basta. Se per la piena comprensione del tema serve avere un certo livello di informazione, allora il testo di accompagnamento, il titolo o qualche altro sistema di indirizzi la lettura diventano essenziali.

10. Il modo più semplice per comprendere come si fa un portfolio è quello di guardare altri portfolio. Affinando le nostre capacità di lettura potremmo comprendere se questo mezzo espressivo ci appartiene. Potremmo anche scoprire che la fotografia singola è il mezzo espressivo che sentiamo più nostro. Nell’osservazione delle foto e dei portfolio degli altri autori possiamo cercare di aprirci a nuove esperienze, scoprire nuovi punti di vista, lasciarci trasportare dai significati. Cerchiamo di guardare senza pensare a come avremmo fatto noi, ma cercando di capire, piuttosto, perché l’autore abbia fatto quella determinata scelta. Allora potremmo scoprire le nostre potenzialità nascoste e imparare ad usare la fotografia (sia singola, sia a portfolio) per quello che è: uno strumento di grande libertà creativa ed espressiva.

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