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Nel periodo storico in cui ci troviamo, quello della connessione globale, c’è poco da fare: le tecnologie, le mode e le abitudini cambiano continuamente, da un giorno all’altro. Periodicamente però tornano a farsi sentire dubbi e incertezze sul futuro di strumenti che usiamo quotidianamente, ormai senza neppure pensarci.

In questo post cercherò di dare la mia personale visione su quello che ci si può aspettare nei prossimi anni (oppure sarebbe meglio dire mesi?) partendo dalla situazione attuale attraverso qualche considerazione, anche pungente, dettata dall’esperienza nell’ambito dello sviluppo.

I siti web sono morti

E’ una frase che spesso ritorna, ma che ultimamente può avere più fondamento che mai. L’approccio al sito web da parte del cliente che ne commissiona lo sviluppo, così come da parte del visitatore che lo visita, è oggi completamente differente. Se da un lato ci sono grandi colossi che fondano il loro business prevalentemente con siti web (Amazon, ebay, TripAdvisor, etc) dall’altra esiste tutto un sottostrato di siti appartenenti ad attività del tutto sconosciuti, poco visibili e di fatto poco visitati. Questo perchè le abitudini degli utenti sono cambiate; oggi la credibilità di una attività non è data da quello che viene scritto sul sito web ufficiale, ma da tutto quello che le ruota attorno: recensioni, presenza sui marketplace, prezzi su comparatori, scatti fotografici sui social, scheda business su Google, etc. Sono venuti a crearsi una serie di strumenti che di fatto rendono inutile il sito web ufficiale ed, anzi, danno più credibilità al brand proprio per la loro presenza su strumenti differenti, usati quotidianamente. E’ chiaro che avere un sito web oggi è necessario, ma se prima era la prima cosa a cui si pensava per approcciarsi al popolo del web, oggi non lo è più. I siti web non sono morti, è il loro uso come lo si intendeva qualche anno fa che è morto.

Le app sono morte

E’ indubbio che la app fanno parte della nostra quotidianità, sia per la facilità di accesso (di fatto non serve più avere un personal computer per essere produttivi), sia per la velocità e l’immediatezza che gli strumenti consento. Ma è anche vero che la maggior parte delle app installate sono videogiochi (qualcuno ha parlato di PockemonGO?) così come mediamente un utente ha installate 30 app sul proprio dispositivo ma ne usa solo il 20% (in effetti, pensiamoci, è proprio così). Dati Sensor Tower elaborati da Nomura dicono che Youtube (-20% di installazioni), Twitter (-18,6%) e Spotify (-7,3%) soffrono, lasciando spazio solo a grandi big del momento (Snapchat, Uber, etc). Inoltre la tecnologia degli smartphone ha fatto passi da gigante, superando certi personal computer, così come gli schermi con risoluzioni altissime e così come anche le reti mobili sempre più veloci, performanti e accessibili. Se si aggiunge inoltre l’avvento di tecnologie quali HTML5 (ed il prossimo webAssembly) che permettono una maggiore integrazione tra i contenuti, tutto questo decreta un uso del browser internet maggiore, a scapito delle app stesse.

Lunga vita all web app

In questo contesto così frammentato in cui i siti web hanno perso importanza a scapito di altri strumenti, in cui le app che vengono utilizzate sono poche e di grandi big, la situazione è in realtà meno complessa di quanto si possa credere.
Per esperienza posso dire che i clienti non devono più essere interessarti unicamente ad avere un sito vetrina così come una app mobile che sia unicamente un catalogo prodotti o uno strumento che replica il sito internet. C’è bisogno che vengano sviluppate infrastrutture che “facciano qualcosa” (possibilmente qualcosa di intelligente) e che permettano all’utente di fruire di servizi immediati ed accessibilità avanzata. E’ per questo motivo che ritengo che il futuro deve necessariamente passare da quelle che, da tempo, prendono il nome di “web app” (applicazioni web). Sia chiaro, nulla di nuovo e poco da spiegare, ma con l’avvento di nuove tecnologie (sia lato client che lato server) e nuovi paradigmi di sviluppo, il futuro delle applicazioni web può essere solo che roseo e tutto da esplorare. Ben vangano quindi applicazioni accessibili da browser ma sicure e performanti come app native. L’unico limite sembra essere la fantasia… anche se spesso le migliori idee nascono dai bisogni, del cliente e dell’utente.