Chi legge da tempo il mio blog oppure chi mi conosce di persona sa che identifico con il termine “ragazzino sotto casa” tutti quei finti professionisti del settore web che vendono siti a pochi euro e costruiti senza tener conto di alcuna necessità del cliente procurandogli di fatto solo una perdita di denaro e non un guadagno di visibilità e profitti.

Ebbene questo fantomatico ragazzino (che potrebbe essere il cugino dello zio, l’amico del portinaio, etc) oggi più di ieri ha la strada spianata anche grazie e sopratutto a Facebook ed i suoi gruppi.
Da professionista del web frequento gruppi Facebook che riguardano programmazione, webdesign, seo, innovazione, marketing e startup in cui ogni giorno si discute di svariate problematiche/curiosità inerenti all’argomento del gruppo. Purtroppo però questi gruppi sono anche il rifugio migliore per questi ragazzini che incuranti dei loro dubbi hanno la faccia tosta di porre domande alquanto poco professionali, tipo:

  • “Ciao, conosceste un hosting a poco prezzo per il mio cliente?”
  • “Devo fare un sito per un bed&breakfast, mi indicate un bel template da scaricare, possibilmente gratuito?”
  • “Ma WordPress è veramente free?”
  • “Mi aiutate a migliorare questo sito?”
  • “Come si realizza la grafica di una newsletter? In HTML?”
  • “Devo ottimizzare un sito, quante parole nel meta keywords?”

Le domande più strane e a mio avviso stupide sono tantissime, ogni giorno. Sia chiaro che non ho nulla contro chi sta iniziando a muovere i primi passi nel mondo del web anche perchè questi li riconosci subito e spesso sono tanto umili da iniziare con un sincero “Sono nuovo…” oppure “Sono agli inizi…”. Purtroppo il ragazzino sotto casa nei gruppi di Facebook ha vita facile e mette anche in bella vista il suo portfolio nella descrizione del profilo oppure si fregia di “Lavoro presso me stesso come Webdesigner”.

Vorrei ricordare che un sito web, la seo, l’ideazione dei layout, etc sono prima di tutto una strategia pubblicitaria (e non un gioco) e come tale nasconde senza alcun dubbio delle insidie e sopratutto dei rischi che è necessario assumersi da entrambe le parti (chi realizza e chi investe) ma che spesso invece si dimenticano.
 
In secondo luogo ricordo che la maggior parte delle risposte, se non tutte, si trovano già in Google in quanto qualcun’altro prima di noi ha trovato la soluzione allo stesso problema (sembrerà strano ma è così).
 
Inoltre serve fare bene attenzione a non screditare la propria figura in barba a tutti i concetti di Personal Branding ponendo domande alquanto stupide e di certo poco professionali. Esistono anche casi contrari in cui personaggi divenuti famosi si limitano a postare le loro trovate senza entrare nelle discussioni per non compromettersi… ma questo è un’altro caso che meriterà post a parte.
 
Aggiungo quanto non mi sento di ritenere tali finti professionisti un “concorrente da battere” ma li ritengo solo un brutto modo per screditare la categoria web già tanto martoriata da concorrenza sleale.
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