Durante le ferie estive ho avuto modo di leggere il bellissimo e popolarissimo saggio “The Thank You Economy” di Gary Yaynerchuk nel quale sottolinea quanto un business efficace deve essere necessariamente sostenuto da un sistema semplice, genuino, pacato fatto appunto di “Thank you”.

Affronta diversi argomenti ma quello che mi ha fatto riflettere maggiormente è il capitolo “Invest in Employees” dove appunto argomenta quanto sia necessario, da parte del capo di una azienda/società/agenzia, investire nei propri dipendenti. Ecco quindi, liberamente tratte dallo scritto di Yaynerchuck, alcune considerazioni che pone direttamente, ed ipoteticamente, ad un capo.


Chi sarà quello che continuerà a dire che la tua società ha bisogno di una pagina fan su Facebook?
Chi sarà quello che si occuperà di inserire nuove news nel blog e utilizzerà i social media per farle arrivare a più persone possibili?

Puoi anche non sapere come funzionano i social media ma devi sapere che i tuoi dipendenti li usano abitualmente. E non solo conoscono bene la tua azienda, ma conoscono anche il modo per aiutarla a crescere considerevolmente. Starai sicuramente pensando che questa “cosa” dei social media finirà abbastanza presto in un nulla di fatto ma le persone che mettono sè stesse in tutto questo, compresa la faccia ed il nome, sono uno dei beni più preziosi della tua azienda. Non lasciare che questi dipendenti si sentano frustrati dal tuo rifiuto di ascoltare le loro nuove idee, faresti un errore, decideranno di andarsene prima o poi. Molti capi investono poco nei loro dipendenti perchè hanno paura del giorno in cui se ne andranno lascieranno un vuoto incolmabile; ogni investimento che fai sui tuoi dipendenti sarà invece vincente se ti prenderai cura di loro e del loro futuro. Serve creare una cultura che premia chi dimostra di curare sè stesso ma sopratutto cerca le idee di chi tende a mettersi in gioco e a rischiare condividendo grandi idee. Dimostra di apprezzare i tuoi dipendenti sopra ogni altra cosa dando loro la libertà di chiedere quello che vogliono, di sperimentare, di essere loro stessi.

Un giorno, anche se farai questi sforzi, i tuoi dipendenti decideranno di andarsene verso un posto più sicuro e migliore, in un’altra società. Desideri persone ambiziose nel tuo team, ma le persone ambizione sono sempre alla ricerca di nuove opportunità. Ma anche se se ne vanno, i tuoi sforzi non saranno stati vani, perchè questo significherà la crescita della reputazione della tua società e sarà vista come un posto in cui le persone possono crescere e fare carriera. Questo è il tipo di reputazione che attrae i migliori e i brillanti che sono esattamente quelli che vuoi nel tuo staff. Inoltre, e sopratutto, se hai veramente costruito una azienda che valorizza il suo personale, molti dipendenti cercheranno di ritornare, portando con loro più esperienza, più capacità e prospettive più empie.

Quando le persone sono felici, vogliono rendere felici le altre persone. Perciò se il tuo significato è di rendere felici i tuoi clienti serve prima rendere felici i tuoi dipendenti.
Troppe aziende hanno paura di “essere aperte” ma se si sta facendo bene al proprio interno e si assumono le persone giuste, non c’è nulla da temere. Molte non vogliono che venga diffuso il messaggi sbagliato, ma se si sta facendo bene è improbabile che tale messaggio sbagliato ci sia.
C’è ancora un rischio però, vero? E se qualcuno dicesse qualcosa di sbagliato sui social media, oppure ad un conoscente, sulla tua azienda o sul tuo brand? lasciati dire che poche volte è difficile sistemare una situazione simile se si cerca il dialogo in modo pacato, nell’immediato e con buone intenzioni. Gran parte dei disastri aziendali sono dovuti alla mal gestione di queste situazioni “di crisi”, non tanto per la situazione stessa.

Da tutto questo quindi c’è da prendere veramente atto di come i dipendenti siano l’anima della propria società, di come deve essere necessario renderli “felici” (il che molto spesso non coincide con un mero aumento di stipendo) per poter rendere felici, di riflesso, i propri clienti. Questo si traduce nell’ascoltarli, nel farli sentire partecipi del processo aziendale (il che molto spesso non significa proporgli delle quote societarie) e nel lasciarli liberi di costruirsi il proprio Personal Branding attraverso la rete, attraverso le conoscenze, attraverso i propri progetti e attraverso tutti quegli strumenti che permettono maggiore interazione con il mondo che si trova all’esterno della propria società, non il contrario.

Se poi se ne andranno allora i casi sono solamente due:
1. Non avete capito nulla di tutto questo, non lo avete messo in pratica e avete sempre parlato male dei vostri ex-dipendenti;
2. Avete capito in pieno tutto questo e siete stati in grado di formare una persona ambiziosa, capace e dalla ampia reputazione;

Nel primo caso siete un fallito, nel secondo siete un capo.

  • Chiara

    Argomento interessante, specie in questo periodo di grande incertezza lavorativa e relazionale. Tutti hanno paura di tutti, tutti sgomitano contro tutti, nella professione e nella vita. Questo perchè manca la FIDUCIA, indispensabile in ogni settore. Se il "capo" riponesse un pizzico di fiducia in più nei suoi dipendenti, come scrivi tu gli stessi sarebbero più felici. E chi è felice lavora bene e genera altra felicità. E produttività.Purtroppo sappiamo anche come la fiducia sia carente persino nei processi di recruiting…lasciando fuggire potenziali ottime risorse, "smontate" con scuse che non si reggono in piedi. In definitiva credo che la chiave d’oro per un buon capo sia "incoraggiare" e non demotivare. Sarà mai possibile? Speriamo di sì 🙂

  • Duff

    Ciao Chiara, il lavoro di squadra inizia prima di tutto dal capo che deve far sentire i suoi dipendenti in un team e fare in modo che non ci siano conflitti tra i dipendenti affinchè il lavoro venga svolto nella maniera più semplice, indolore, fiduciosa(come dici) e collaborativa possibile. Esistono team sorretti da questi principi dove si fanno riunioni settimanali seduti ad un tavolo e basterebbe poco, un’ora o due prima di salutarsi per il weekend dove fare il riassunto della settimana, dove evidenziare i problemi da risolvere e dove conoscersi meglio (magari anche al di fuori dell’ambiente di lavoro). Non è utopia ma, come evidenziato nel post, molto spesso i capi hanno paura di mettere in gioco più del dovuto senza sapere che stanno andando invece andando incontro all’autodistruzione. Ed è così che spesso si chiedono come mai gli affari "galleggiano" invece che andare "alla grande".
    Personalmente ritengo che società simili debbano sparire perchè oltre che ad inglobare dipendendi che potrebbero esprimere il loro potenziale altrove, rubano mercato a chi lo fa veramente con il cuore e l’anima.
    Ciao Chiara, un saluto.

  • Carol

    ciao Dany,
    come mai mi sento particolarmente partecipe e concorde con quanto da te riportato???? beh, sai perfettamente che con me sfondi una porta aperta e siccome sono un capo che mette in pratica proprio questi principi, sia nella vita che nel lavoro, posso senza dubbio affermare che così facendo si raggiunge il successo più facilmente e prima! in più, chi ha paura di condividere le proprie conoscenze ed esperienze non ha capito proprio nulla: è solo trasferendo quanto si è imparato e sperimentato che si puo’ davvero creare una squadra vincente e in più, ricordiamoci sempre, che per fare il capo (preferisco però manager che significa coordinatore di risorse) occorre saper fare anche il lavoro dei propri uomini e non solo sputare sentenze da una poltrona da capo!!! ecco, l’ho detto!!!
    Concludo dicendo che è un piacere riscontrare che quanto sto attuando nella mia azienda e con FulminArte è stato la base di un libro che qualcuno di più esperto ha scritto. Questo è uno stimolo in più per continuare su questa strada. Grazie per aver condiviso con me questo articolo.

  • Duff

    Grazie Carol per il tuo commento, ci voleva!
    Purtroppo per alcuni si sfondano porte aperte in quanto sono filosofie condivisibili, con altri queste porte sono veri e propri muri invalicabili. Sono dell’idea che il mercato non dovrebbe lasciar spazio a queste ultime spazio ma purtroppo non funziona mai come vogliamo! Anzi, forse è sempre il contrario. A quel punto il bello della vita è quello di poter incontrare sulla propria strada persone che la pensano nello stesso modo e che vogliono costruire insieme lo stesso percorso.
    FulminArte ne è un esempio.
    A presto.