In questi giorni mi sto interrogando sulla reale composizione delle agenzie di sviluppo web e marketing italiane.

Quello che mi sconcerta maggiormente è che esse si nascondano dietro il termine agenzia ma che di fatto siano composte e strutturate come delle vere e proprie aziende (non in termini fiscali, intendiamoci).
Di fatto esse sono composte da veri e propri dipendenti (assunti a contratto oppure tramite il famigerato contratto a progetto), pagati unicamente per sviluppare in serie, su richiesta del “capo” dell’agenzia, i progetti per i clienti che ne fanno richiesta (in fondo alla filiera produttiva).

Per quanto mi riguarda questo genera due problemi fondamentali:

1. L’agenzia viene vista come una vera e propria “macchina” a cui chiedere un prodotto finito, indipendente da come ci sia arrivati, scevro dal lato “emozionale” e del tutto freddo. Questo fa si che non vi sia una comunicazione bilaterale tra agenzia e cliente ma semplicemente una transazione domanda-offerta che deve essere soddisfatta.

2. I dipendenti vengono trattati come privi di personalità, che non danno valore aggiunto al gruppo e con l’idea che se ne manca uno c’è posto per qualcun’altro o, in assenza, ci si riorganizza affinchè si ottenga lo stesso risultato di sempre. Questo fa si che il dipendente, in termini personali, sia assolutamente non indispensabile e che la sua assenza non generi comunque dei “buchi” all’interno della struttura.

Non sono mai stato cliente di una agenzia perchè fortunatamente sono argomenti che mi competono ma se volessi acquistare un’auto, del tutto simile a molte altre già vendute, mi affiderei alla FIAT o qualsiasi altra catena di montaggio composta da dipendenti affaccendati a soddisfare delle richieste di mercato, ma se avessi bisogno di un servizio di sviluppo web mi affiderei ad un team che prima dell’insegna della propria fantomatica “agenzia” mette i nomi dei professionisti della quale è composta, e le loro individuali competenze.

Leggetevi un mio vecchio post che aggiunge altro all’argomento.

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