Sappiamo benissimo come sia facile reinvetarsi lavorativamente parlando, sopratutto se in periodo di crisi come sta investendo il nostro paese.
Ecco allora che personaggi dediti precedentemente all’editoria prettamente offline scoprono come il web può dare nuove fonti di lavoro con pochi accorgimenti e poca professionalità.

Il lavoro più ambito da queste persone è senza dubbio quello del SEO, consulente che si occupa di ottimizzazione delle pagine e dei testi web scrivendoli in maniera che possano essere ben indicizzati e posizionati sui motori di ricerca. Basandosi sul giusto concetto che fare un sito e non farlo trovare è come non averlo fatto (cosa che ripeto da anni in questo blog!) il nostro impavido eroe dell’ultimo minuto affronta di petto i siti web dei possibili clienti facendo notare quanto questi non vengano trovati sui motori di ricerca e non siano ben scritti (magari dicendogli che sono redatti come una brochures mentre il popolo del web vuole leggere altro).

Il suo lavoro potrebbe essere anche valido se non fosse che le parole chiave prese a riferimento per lo sviluppo della strategia SEO siano del tutto inopportune e individuate senza alcuno studio della concorrenza e senza usare strumenti utili a questo scopo. Con questa base ecco quindi il nostro Clark Kent della SEO (vedere immagine allegata) iniziare a pavoneggiarsi con il cliente (e non solo) dei risultati ottenuti sui motori di ricerca con parole chiave che NESSUNO cercherebbe online… se non il proprietario del sito stesso!

L’errore più comune di questi reinventati Superman della SEO è quello di pensare come pensa l’azienda e non come il futuro cliente; esistono termini, anche tecnici, che il navigatore nemmeno conosce e che è inutile indicizzare, così come esistono frasi intere (qualcuno ha parlato di Long Tail?) che quotidianamente vengono scritte in google, esitono infine parole che vengono scritte sistematicamente in modo sbagliato (tipo scenza e non scienza), per non parlare delle domande rivolte a Google (esempio “Dove trovo un lavoro?).

Ma questo il provetto eroe non lo sa, continua sulla sua strada ed il cliente è felice fino a quando alla domanda “Ma come mai non ricevo contatti dal sito?” dovrà usare i superpoteri per arrampicarsi sui vetri.
Diffidate dalle imitazioni, i SEO non sono Superman e soprattutto lavorano per i clienti non per loro stessi.

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