Continuo il post pubblicato qualche tempo fa e che trovate qui, vi consiglio di leggerlo, o rileggerlo, se ve lo siete persi.

Si parlava di professionisti che propongono sè stessi al mondo del lavoro come freelance. Si parlava di possibilità concrete e delle tipologie, sbagliate, di approccio al mercato.
In questo intervento vorrei fare il punto della situazione odierna attraverso alcuni dati che ritengo interessanti, nonchè allarmanti.

La CGIL (insieme a Filcams) ha commissionato un’indagine (realizzata da IRES) sulle aspettative, le esigenze e le disillusioni del mondo dei professionisti :

– Liberi professionisti a “rischio di precarietà” (13,7%) che si percepiscono come lavoratori dipendenti a tutti gli effetti non regolarizzati;

– Liberi professionisti con “scarse tutele” (68,5%) che lamentano una scarsa protezione sociale e poche possibilità di contrattazione;

– Liberi “professionisti affermati” (17,8%) che vorrebbero maggior riconoscimento professionale sia in termini di rappresentazione che di competenze;

Il quadro che ne esce è che i professionisti autonomi e giovani chiedono retribuzioni eque, ma anche tutele sociali (come malattia, infortuni, maternità o disoccupazione), regolazione dei tempi di pagamento, accesso al credito e formazione. Inoltre:

– Liberi professionisti disposti ad emigrare all’estero (68,7%);

– Liberi professionisti disposti a cambiare professione (40,6%);

– Professionisti dipendenti dispositi a cambiare professione (68,7%);

e tra le cause di insoddisfazione:

Poca prospettiva di carriera (84,1%);

Retribuzione non adeguata (80,3%);

Mancato riconoscimento delle competenze (74,7%);

Mancate possibilità di crescita delle competenze (60%);

Difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia (62,8%);

Credo che servano due tipi di riforme : una riforma delle professioni che dia maggiore tutela alla professionalità e al mondo del lavoro “libero” ma serve anche una riforma che venga “dalla testa” della professione, un modo di lavorare differente, una approccio al lavoro che non sia solo superficiale ed omologato ma che si ponga sul mercato in controtendenza non solo come valore aggiunto ma come “filosofia di lavoro”.

Ne parleremo!
Per ora ci basta riflettere su questi allarmanti dati!

 

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